Tributo a Giorgio Gaber e Fabrizio De André

A tredici anni dalla scomparsa di Giorgio Gaber, ancora colpisce la straordinaria attualità del suo pensiero. E così accade anche per l’indimenticabile Fabrizio De André.
Un poeta ed un filosofo. Uno cantastorie con la chitarra al braccio, l’altro uomo di teatro in senso totale e totalizzante. Uno descrive persone e situazioni in rapporto metaforico con la realtà sociale, l’altro vi si riferisce in maniera più diretta. Entrambi mal si prestano ad esaurirsi in una definizione.
Faber e Gaber: in sostanza, due uomini liberi. Liberi di guardare aldilà delle categorie, dunque al mondo reale che delle categorie inventate dall’uomo si beffa ogni momento rimescolandole, confondendole. Perchè il mondo reale è quello pieno di sfumature, dove il confine fra bene e male, fra giustizia ed ingiustizia, fra destra e sinistra, non è sempre ben marcato. Anzi, lo è sempre meno. Per questo la realtà
necessiterebbe sempre maggiormente di essere commentata dai liberi pensatori, dalle voci fuori dal coro. Questo hanno rappresentato Gaber e De Andrè: due portavoce di nessuno se non della propria arte ed onestà intellettuale, portatori soltanto di un sentire puro, scevro di orpelli propagandistici e di miti ideologizzati.
Tributo a due tra i più grandi cantautori italiani: Giorgio Gaber e Fabrizio De André entrambi intellettuali cultori della musica e della lettura, pignoli, meticolosi, originali, geniali.